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Escursioni in Piemonte


Le Langhe, tra grandi vini e grandi scrittori


Anche se non ci fossero i vigneti che ne modellano i rilievi, anche se non producessero alcuni tra i vini piu pregiati del mondo, anche se non fossero state immortalate nei romanzi di Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, le Langhe sarebbero comunque un luogo irripetibile, con i castelli, i paesi adagiati su un balcone di colline, affacciate sull'arco alpino occidentale a ovest e aperte a sud verso il mare, ed il colore chiaro della terra che delinea le geometrie sghembe dei vigneti.

Ad Alba possiamo visitare la casa natale di Beppe Fenoglio: albese doc, la sua casa sorge nella centrale piazza del Duomo. Nell'area verde della ristrutturata cascina San Cassiano, ultimo baluardo dei partigiani, e ricostruita La battaglia dei 23 giorni. Se vogliamo spingerci fino a San Rocco Seno d'Elvio, ripercorreremo le tracce di Fulvia, la ragazza della struggente storia d'amore e morte Una questione privata. Altri percorsi fenogliani sono stati attrezzati a Murazzano, nell'Alta Langa affacciata sulla pianura cuneese e la cerchia delle Alpi.

I luoghi che rievocano la figura e gli scritti langaroli di Pavese sono concentrati intorno a Santo Stefano Belbo; in questo paese visiteremo sia la casa dello scrittore, sia la casa-museo di Pinolo Scaglione, il Nuto di La luna e i falo.

Qui, al confine con le colline astigiane e il Monferrato, siamo nella zona tipica del moscato. La raccolta delle uve viene ancora eseguita a mano, anche se i vendemmiatori sono quasi tutti macedoni. La vendemmia e la raccolta delle nocciole sono l'occasione di feste paesane, con degustazioni di prodotti tipici.

Inoltre, ogni anno ad Ottobre, Alba festeggia la Fiera del Tartufo. La varieta bianca del prezioso fungo ipogeo, che non e coltivabile, diventa sempre piu rara e cara per l'abbandono del sottobosco. Per spiegarlo sul campo e stata attrezzata a Castino una tartufaia turistica, che presto sara seguita da analoghi percorsi didattici alle Rocche di Barbaresco e a Monchiero.


Abbiamo provato indicare luoghi interessanti da visitare su queste colline: tuttavia, e importante ricordare che, per cogliere l'atmosfera delle Langhe, conviene vagabondare da un crinale all'altro: spostandosi di poco che il paesaggio cambia molto e chi non e pratico dei posti si perde facilmente, anche se perdersi qui di solito non e una disgrazia.

Si ispira a quest'idea la Strada Romantica, un percorso panoramico che sara segnalato nelle Olimpiadi di Torino 2006. In meno di cento chilometri e una dozzina di belvedere, svela un'antologia di vedute delle Langhe.

Si parte da Vezza d'Alba, anticamera delle Langhe che si raggiunge in mezz'ora dal casello Asti-Est della A21 Torino-Piacenza. Si sale poi in mezzo ai vigneti a Magliano Alfieri. Scesi sul fondovalle, ci si lascia alle spalle la trafficata Asti-Alba e varcato il fiume si raggiunge Neive, uno dei piu bei borghi d'Italia. Si punta poi a Treiso, al centro della zona del Barbaresco: poco oltre sulla sinistra precipita la Rocca dei Sette fratelli, nome dal sapore western di un vero e proprio canyon. Tenendosi in cresta si risale lo spartiacque Tanaro-Belbo verso Benevello, mentre le vigne cedono il passo ai noccioleti dell'Alta Langa. Intanto si sfiora, sulla sinistra, la Cascina Langa, rifugio del Partigiano Johnny, ora trasformata in beauty farm, e il bivio per il Pavaglione, location de La malora, la storia terribile del ragazzino affittato come garzone. Si lascia il crinale per i belvedere di Montelupo, Sinio e Cissone e lo si riprende infine per raggiungere gli aerei "balconi'' di Murazzano e Monbarcaro, disseminati di memorie fenogliane.



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La Valsesia, la valle dei Walser ai piedi del Mondo Rosa


La Valsesia e una valle lunga e complessa, articolata in due parti. Nel primo tratto, che va da Borgosesia a Varallo, e larga e quasi ridente: i numerosi stabilimenti industriali (cartiere, lanifici, rubinetterie) convivono con le eccezionali testimonianze dell'arte religiosa. Nel secondo tratto, la parte superiore, e invece stretta e tortuosa: qui si incontrano gli antichi paesi Walser ai piedi della parete sud est del Monte Rosa, alta e impressionante con le cascate di ghiaccio e le cime che superano i 4000 metri.

Anche il fiume Sesia ha una sua importanza: nel tratto di valle si e recentemente sviluppata l'attivita turistica della canoa e del rafting, mentre nei pressi di Vercelli si trova la zona protetta delle Lame del Sesia, dove nidificano e transitano molte specie di uccelli fluviali.

Il nostro itinerario inizia nei pressi di Borgosesia, con la visita al Santuario di Sant'Anna: edificato nel 1631 su un poggio che domina Borgosesia e tutta la bassa Valsesia, vale la pena entrarvi per ammirare i gruppi plastici seicenteschi, che raccontano la vita di Sant'Anna, collocati nelle sei cappelle laterali dell'interno a cinque navate.

Osserviamo anche le tredici edicole dedicate alla Madonna tutte affrescate, che compongono la Via Crucis che dai piedi del colle porta al Santuario.

In quest'area si trova il Parco Naturale del Monte Fenera, che domina le collina della bassa Valsesia; e coperto per la maggior parte da boschi, ma si trovano anche zone coltivate a frutteto, vigneto e delle aree di brughiera alberata, sviluppatesi ai limiti del Parco.

Per quanto riguarda la flora, troviamo una notevole quantita di piante ed essenze arboree anche rare: questo e dovuto alla presenza di molti corsi d'acqua e alla varia esposizione dei versanti.

Per quanto riguarda la fauna, il parco ospita varie specie di uccelli particolari, tra cui il falco pellegrino, la rondine montana ed il picchio muraiolo e di mammiferi come il capriolo e la lepre, che utilizzano le colture per pascolare. Nel 1994 e avvenuta la nidificazione della cicogna nera e dal `96 l'Ente parco e il centro di raccolta per l'Italia di dati relativi a questo uccello.

Sono inoltre stati fatti altri importanti ritrovamenti etnologici di diverse epoche, dal Paleolitico all'eta romana e medievale: da ricordare la tradizione dei tetti di paglia per le case rurali: i taragni.

Nel 1994 e avvenuta la nidificazione della cicogna nera e dal '96 l'Ente parco e il centro di raccolta, per l'Italia, di dati relativi a questo uccello.

Andiamo un po' piu avanti e arriviamo alla cittadina di Varallo Sesia: centro principale della Valsesia, e posta alla confluenza del fiume Mastallone con la Sesia, che divide la zona antica da quella piu recente.

La nostra breve tappa a Varallo comincia da piazza Vittorio Emanuele II, dove domina su di una rupe la Collegiata di S. Gaudenzio, del `200; l'interno a navata unica, conserva pregevoli opere d'arte, tra cui un polittico di Gaudenzio Ferrari del `500 e alcuni altari del `700 secolo in marmi policromi.

Procedendo su corso Roma si trova la chiesa di San Marco, di origine romanica, tra le piu antiche chiese della Valsesia; all'interno sono conservati affreschi cinquecenteschi.

Arrivati in via Maio visitiamo la Pinacoteca nel Palazzo dei Musei, una tra le maggiori raccolte piemontesi

All'inizio della salita che porta al Sacro Monte di Varallo sorge la chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta alla fine del `400 per volere di padre Bernardino Caimi, fondatore del Sacro Monte di Varallo; all'interno si trova un ciclo di affreschi sulla vita e la passione di Cristo, opera di Gaudenzio Ferrari del 1513.

Continuiamo la salita e arriviamo infine al Sacro Monte di Varallo, chiamato la "Nuova Gerusalemme'': e il piu importante Sacro Monte del Piemonte e il piu antico in assoluto. Alla fine del `400 padre Bernardino Caimi, di ritorno da Gerusalemme, decise di riprodurre una "Terra Santa in miniatura'' per evocare i fatti della vita, la passione e la morte di Cristo, e ne individuo il luogo ideale sulle pendici del Monte Tre Croci, da cui si domina Varallo e tutta la bassa Valsesia. E cosi, oggi il complesso conta 44 cappelle culminanti nella Basilica dell'Assunta, che presenta ben 142 statue e circa 500 putti dipinti; interessanti la grandiosa cupola, l'altare maggiore di Benedetto Alfieri, e la cripta, sempre sua, in cui si trova la statua della Madonna dormiente, che si narra sia stata portata da Costantinopoli da Padre Caimi.

Lasciamo Varallo e risaliamo l'intera Valsesia finche non arriviamo al Comune di Alagna Valsesia, antica colonia Walser che si distingue per le sue abitazioni dalle straordinarie architetture lignee e per la raffinata civilta proveniente dalla Germania: qui vive con orgoglio l'antica tradizione Walser, popolazione di origine elvetica di lingua e cultura tedesca che fra il 110 e il 1200 varco i passi alpini per scendere nel versante italiano delle Alpi ed insediarsi nelle tre valli del Lys, del Sesia e del Toce.

Ad Alagna possiamo visitare la Chiesa di San Giovanni Battista, edificata nel `500 e rimaneggiata in epoca barocca, e il museo di Alagna Valsesia, che conserva le memorie della civilta contadina alpina.

Concludiamo la nostra escursione con una visita al Parco Naturale Alta Valsesia, il piu alto d'Europa.

La flora presenta una discreta ricchezza di piante e di raggruppamenti vegetali; la fauna e tipica delle zone alpine: camoscio, stambecco e capriolo. Vi sono inoltre molti mammiferi alpini, soprattutto la marmotta, mentre tra gli uccelli possiamo trovare l'aquila reale e alcuni tetraonidi tra cui il gallo forcello, la pernice bianca e la coturnice.

In corrispondenza del restringimento della valle, si possono ammirare le caldaie del Sesia, formazioni scavate profondamente dal ghiacciaio nel corso dei millenni.

Molto interessante e originale e inoltre il sentiero glaciologico, allestito di fronte al maestoso ghiacciaio del Monte Rosa: il percorso, unico del genere in Italia, consente di vedere ed apprendere la storia dei ghiacciai della zona, guidati da una serie di tabelloni illustrativi.

A causa delle caratteristiche climatiche di alta montagna il parco e accessibile solo durante alcuni mesi dell'anno, tra la tarda primavera e la fine dell'autunno.



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la provincia di Alessandria


Questa escursione mira a mostrare le bellezze e le particolarita dell'Alessandrino, caratterizzato a nord della piana alluvionale del Po (oggi protetto da numerose riserve naturali, ad esempio il tratto vercellese - alessandrino del Parco Fluviale del Po), e a sud dalle colline e dai borghi che anticipano i rilievi dell'Appennino Ligure.

Il nostro itinerario parte da Valenza Po, la capitale mondiale dell'alta gioielleria: questa tradizione nasce verso la fine dell'800, quando Vincenzo Melchiorre, di ritorno da Parigi, inizio a produrre gioielli in oro e pietre preziose. Nel centro della cittadina si possono trovare molti negozi, dove ammirare i gioielli realizzati dagli artigiani del posto.

A Valenza Po ci soffermiamo in piazza XXXI Martiri, dove possiamo visitare il Duomo, edificato agli inizi del `600, poi restaurato nel 1890 con rifacimento della facciata e di nuovo modificato all'inizio del Novecento. L'interno a tre navate conserva una tela del Moncalvo.

Usciamo dal Duomo e ci troviamo di fronte palazzo Pellizzari, edificio neoclassico costruito nel primo `800, sede attuale del comune. Sempre in piazza Martiri si trova la Raccolta d'Arte Moderna, che ospita mostre temporanee e una raccolta di Arte Moderna.

In via Pastrengo sorge la chiesa dell'Annunziata, eretta sulle rovine del convento dell'Annunziata; all'interno possiamo visitare la cripta sepolcrale delle suore dell'ordine di Sant'Agostino.

Lasciamo Valenza Po e dirigiamoci verso Alessandria, capoluogo di provincia. Fondata nel 1168 e chiamata cosi in onore di Papa Alessandro III, e una citta tipicamente militare, di enorme importanza strategica fino al secolo scorso in quanto accesso alla pianura padana; ne e tutt'oggi testimonianza la Cittadella (ancora oggi sede militare), costruita nel 1726 dall'architetto Bertola.

Il centro storico e racchiuso da viali che seguono il tracciato delle antiche mura.

La nostra prima tappa ad Alessandria e piazza Giovanni XXIII, dove si trova la Cattedrale di S. Pietro, edificata nel 1810, in cui entriamo per ammirare il soffitto decorato da affreschi di Luigi Morgari, le due tele del Moncalvo conservate in sagrestia e le ventiquattro statue dei patroni delle citta della Lega Lombarda nel tamburo della cupola.

Visitiamo poi la chiesa di Santa Maria di Castello nell'omonima via, miscuglio di epoche diverse: fondamenta dei secoli IX e XII, struttura del XV e XVI, opere anche del `600.

Sempre ad Alessandria consigliamo poi di dare un'occhiata al Museo delle Scienze e del Planetario dove sono esposti uccelli imbalsamati, insetti e fossili e al C'era una volta Museo Etnografico Gambarina, che conserva oggetti della Casa del Lavoro tra la fine dell'800 e il primo `900.

Un altro museo interessante e in localita Spinetta Marengo, poco lontano: e il Museo della Battaglia di Marengo, dove sono esposti cimeli napoleonici e un grande plastico che rappresenta lo svolgimento della battaglia del 14 giugno 1800 tra Napoleone e gli Austriaci, una delle piu importanti da lui intraprese.

Proseguendo verso sud si trova la Riserva Naturale Torrente Orba, dove, fra la primavera e l'estate, nidificano uccelli coloratissimi, come il gruccione e il martin pescatore.

Continuando sempre verso sud si raggiungono Bosco Marengo, con il tempio tardo rinascimentale di Santa Croce, Sezzadio con la Chiesa di Santa Giustina.

Passando per Cassine, raggiungiamo la cittadina di Acqui Terme: posta sulla sponda sinistra della Bormida, e una nota stazione termale, gia conosciuta ai tempi dei romani. Il complesso termale e a oggi diviso in due centri: le Nuove Terme, situate nel centro della citta e le Antiche Terme al di la della Bormida.

In piazza del Duomo si trova il Duomo edificato nel 1067 e rimaneggiato in epoche successive; da vedere la cripta, il trittico quattrocentesco della Madonna di Montserrat, conservato in sagrestia, di Bartolome Bermejo, e il chiostro della Canonica, del `500 ma con resti di epoca romana.

Proseguendo in via Domenico Barone (alla sinistra del Duomo) arriviamo al Castello dei Paleologi, antica roccaforte intorno all'anno 1000; attualmente e sede del Museo civico archeologico e all'interno del cortile si trova il Bird Garden, orto botanico con piante aromatiche.

Percorrendo via Giuseppe Saracco si arriva in una piazzetta dove sorge la Bollente, edicola marmorea ottagonale, simbolo di Acqui Terme, costruita nel 1870 in forme classicheggianti; dalla base sgorga acqua a 70 - 75 ?C.

La nostra tappa ad Acqui Terme si conclude con una sosta in piazza Levi all'Enoteca Regionale di Acqui Terme, ospitata nelle cantine del settecentesco palazzo Robellini.

Proseguiamo ad est e arriviamo a Gavi, dove ci fermiamo a osservare il Forte di Gavi, imponente costruzione fortificata eretta fra il `500 e il `600 sulla cima di un colle, a dominio della valle del Lemme e delle antiche strade tra il mare e la pianura Padana. Durante la prima e la seconda Guerra Mondiale venne utilizzato come carcere. Il Forte di Gavi si puo raggiungere passando per Ovada e i suoi castelli, poi tra borghi e colline: siamo gia nella "terra di mezzo'' tra la Pianura Padana e l'Appennino Ligure.

Non lontano da Gavi, inoltre, c'e il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, posto sul vasto altopiano di Marcarolo, nell'area montuosa dell'Appennino Ligure-Piemontese all'estremo sud della provincia alessandrina.

L'area del Parco e dominata dalla piramide massiccia del Monte Tobbio, da cui si contempla il Golfo Ligure, a meno di dieci chilometri in linea d'aria.

L'interesse botanico e vivissimo; gli alberi sono spesso condizionati dal clima ad assumere forme prostrate e contorte.

Nel corso dei secoli, l'uomo con la sua presenza e le sue attivita ha profondamente "modellato'' il paesaggio: considerevoli superfici del Parco sono state disboscate per fornire legname ai cantieri della Repubblica marinara di Genova, altre sono state utilizzate per il pascolo e le colture.

Ci soffermiamo un momento anche al Sacrario dei martiri della Benedicta che ricorda il tragico eccidio di partigiani perpetrato dai nazisti nel 1944.

Per quanto riguarda la fauna, puo capitarci di intravedere un capriolo o un cinghiale, anche se e piu facile avvistare una poiana, un gheppio, un astore o un biancone.

Nel Parco si possono anche noleggiare biciclette e non lontano dalla localita Capanne di Marcarolo sono disponibili cavalli per escursioni.



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castelli del Canavese


Il Canavese forma come un ampio anfiteatro subalpino tra le valli del Parco Nazionale del Gran Paradiso e la Dora Baltea, le cui ali sono costituite dagli apparati morenici che segnano lo sbocco della Valle d'Aosta a nord e della Valle di Susa a sud.

Il paesaggio e mosso da colline, terrazzi e avvallamenti, e l'industria piu avanzata convive con i vigneti di uve pregiate e con le memorie di un passato medievale rappresentato dai numerosi castelli.

La "capitale storica'' del Canavese e Ivrea, con i suoi palazzi e le vie tortuose, che ogni anno si ritrova in piazza per il Carnevale delle arance mentre a sud si ergono gli uffici dell'Olivetti; la Dora Baltea, che scorre incassata, ne accentua il carattere di citta austera e subalpina. Il nostro giro per i castelli del Canadese parte proprio da Ivrea, da cui si raggiunge il Castello di Parella, grandiosa costruzione seicentesca su una precedente struttura medioevale, al cui interno sono visibili numerose sale affrescate o con soffitto a cassettoni del `6/700; bello il Salone di Giove, con volta a carena di nave e affreschi a tema storico e mitologico.

Dirigiamoci ora verso Baldissero Canadese, nei pressi di cui si trova la Riserva Naturale dei Monti Pelati e Torre Cives, che sorge al centro di una sorta di "isola climatica'' comprendente buona parte del Canavese e caratterizzata da temperature piu miti rispetto al territorio circostante. I Monti Pelati sono un'oasi ipotermica a clima temperato-umido, che favorisce lo sviluppo di una vegetazione diversa rispetto alle zone limitrofe ed una presenza faunistica altrettanto singolare.

Il nostro punto di interesse nella riserva, comunque, e una torre a pianta quadrata del 1100, che possiamo raggiungere con una breve passeggiata nel bosco, intorno alla quale si trova un'area attrezzata, da cui si gode un ottimo panorama sulla zona circostante.

Seguiamo ora le indicazioni per Valperga e giungiamo alla Riserva Naturale Sacro Monte di Belmonte. Il Sacro Monte e un complesso monumentale in splendida posizione panoramica, composta da un santuario edificato intorno all'anno Mille e tredici cappelle, tappe di un percorso devozionale ad anello, costruito tra il `700 e l'800.

La collina di Belmonte domina la pianura canavesana, dalla Serra d'Ivrea alle colline di Torino. L'area ha anche un notevole interesse archeologico poiche sulla sommita dell'altura sono state ritrovate interessanti tracce di insediamenti umani dell'Eta dei Metalli.

Per quanto riguarda la geologia, affioramenti di granito rosa si alternano a calanchi sabbiosi, detti sabbionere, e a boschi; per la vegetazione, notiamo che la sommita del monte e fortemente influenzata dall'introduzione di specie ornamentali.

All'interno della Riserva si trovano piste ciclabili e percorsi a cavallo.

Lasciamo Belmonte e proseguiamo fino ad Aglie, dove il Castello di Aglie, col suo parco, spicca inconfondibile in alto sul paese. Il castello ha origini medievali, ma nel `600 il conte Filippo d'Aglie trasformo il vecchio castello fortificato del 1100 in dimora signorile affidando i lavori a Carlo di Castellamonte. Fu poi distrutto dai francesi e acquistato nel `700 dai Savoia, che lo fecero quasi totalmente ricostruire; ci ando a vivere il figlio di Carlo Emanuele III, Duca di Chiablese, ma in seguito all'invasione napoleonica venne abbandonato. Il castello torno a rifiorire nell'800, per volere di re Carlo Felice che lo elesse a sua residenza preferita assieme al castello di Govone.

L'interno ha oltre 300 ambienti riccamente arredati: belli la grande Sala da ballo decorata con affreschi del `600 che rappresentano i Fasti di re Arduino, il salone d'ingresso ornato di stucchi settecenteschi del Bolina e la cappella di San Massimo con la volta affrescata e stucchi ed ori del `600/700.

Annesso al castello e il grande parco con giardini all'italiana e all'inglese.

Merita una visita anche il castello di Rivarolo, vicino all'omonimo paese, anche questo connesso a un bellissimo parco. Costruito dai conti San Martino nel `300 e in seguito rimaneggiato, fu completamente restaurato nell'800 in stile neogotico; della struttura originaria restano un'alta torre merlata cilindrica, un portichetto affrescato nel 1440, il ponte levatoio e le robuste mura che uniscono le due ali fortificate.

Piu a est troviamo il paese e il castello di San Giorgio, verso le colline moreniche, poco prima del Lago di Candia, nei pressi di Caluso. Voluto dai conti Biandrate, fu edificato nel `300 sui resti di un precedente castello distrutto; modificato una prima volta nel `600, venne radicalmente trasformato nel `700 nelle attuali forme. E un edificio dall'imponente mole con un ampio parco all'inglese.

Attraversata la Dora si raggiunge infine l'ultima tappa della nostra escursione, che e rappresentata dal paese di Caravino con il castello di Masino, costruito nel XI secolo dai conti di Valperga e trasformato nel `700 in residenza di campagna. All'interno possiamo ammirare ampi saloni riccamente decorati con quadri e arredi d'epoca.

Intorno al castello c'e un grande parco all'inglese, dove si trova il Museo delle carrozze.



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Per le valli olimpiche - i Parchi Naturali


Con questa escursione vogliamo attraversare le valli in cui nel Febbraio 2006 avranno luogo i Giochi Olimpici Invernali.

La Val di Susa e molto conosciuta e transitata, percio e evidente il passaggio dell'uomo. Sul versante valsusino possiamo visitare il Parco Naturale del Gran bosco di Salbertrand, costituito da un'ampia conca che si apre in corrispondenza dell'omonimo paese, disomogeneamente divisa dal Rio delle Gorge e percorsa dalla fitta rete idrografica.

Per quanto riguarda la flora, i boschi hanno un rilevante valore biologico e comprendono tutte le conifere di pregio dell'area alpina: la parte bassa e dominata da frassini, tigli, betulle e ontani, mentre ai 1800 metri circa iniziano ad aumentare larici e pini cembro.

Inoltre, parte del territorio e iscritto nel Libro Nazionale dei boschi da seme per tre specie arboree rare: Abies alba, Picca excelsa e Pinus cembra.

Per quanto riguarda la fauna, essa si presenta ricca e varia: tra gli uccelli capita spesso di vedere corvi imperiali, poiane, aquile reali o anche fagiani di monte e pernici bianche; tra i mammiferi ermellini, donnole, faine e lupi; tra gli ungulati camosci, cervi, caprioli e cinghiali.

Se poi volete fare picnic seguito da un giro in bicicletta o a cavallo, il Parco e dotato di tutte le attrezzature.

La zona della Val Pellice e la Val Chisone, invece, ha conservato meglio i suoi caratteri originali perche meno famosa. Qui possiamo ammirare il Parco Naturale della Val Troncea, vicino al bacino del torrente Chisone.

Per la vegetazione, come alberi troviamo anche qui larici e pini cembro (con la particolarita di un raro bosco di pino uncinato) come fiori le tipiche specie pioniere (stella alpina, astro alpino, ranuncolo dei Pirenei ecc.); comunque i boschi sono stati in passato molto sfruttati per il legname che serviva per costruire il sistema di fortificazioni di Fenestrelle e le gallerie delle miniere del Beth.

Per la fauna, anche qui possiamo vedere gli uccelli e mammiferi alpini del Salbertrand piu lo stambecco (reintrodotto dal parco).

Anche storicamente il parco e interessante: ci sono tracce della presenza di popolazioni preistoriche e della permanenza per alcuni secoli dei Valdesi; si possono ammirare alcune abitazioni rurali del `700, ormai abbandonate.

A cavallo fra Val di Susa, Val Sangone e Val Chisone troviamo poi il Parco Naturale dell'Orsiera-Rocciavre.

La vegetazione e caratterizzata da prati-pascoli e boschi di conifere: pino silvestre, larice, abete bianco, ma anche faggi e latifoglie.

La fauna e varia e simile agli altre due parchi sia per gli uccelli sia per i mammiferi sia per gli ungulati, fra cui spiccano stambecco e muflone.

Anche questo Parco e storicamente interessante: vi ha sede il Laboratorio didattico di Pra Catinat e sono presenti antiche testimonianze umane come incisioni rupestri, e manufatti preistorici.

A tempi molto piu recenti, sebbene anch'essi storicamente interessanti, appartengono la Certosa di Montebenedetto (`200) e il baluardo militare del Forte di Finestrelle, la linea difensiva che da Fenestrelle (in Val Chisone) raggiungeva Exilles (in Val di Susa) costruito, come dicevamo prima, con il legname dei boschi della Val Troncea dal `700.

Per le valli olimpiche - le fortezze militari


Una volta ammirate le bellezze naturalistiche di queste valli, possiamo tracciare un itinerario che segua invece l'apporto dell'uomo in questo paesaggio, ripercorrendo le fortezze che ha costruito nel corso dei secoli in queste valli prima incontaminate.

Partiamo da Torre Pellice, stazione di villeggiatura e di sport invernali nonche comune piu importante del Valdese, il suo antico nome era Torre di Luserna per il castello fortificato e successivamente distrutto. Ci recheremo innanzitutto al Museo Storico Valdese, che documenta le origini, la storia, le usanze e le tradizioni del popolo valdese e delle valli in cui si stabilirono; li vicino possiamo poi ammirare il Tempio Valdese, della meta dell'800 e dove ogni anno ha luogo il Culto di apertura del Sinodo. Possiamo poi fare un salto alla Civica Galleria D'Arte Contemporanea Filippo Scroppo, che raccoglie dipinti, sculture, fotografie di artisti italiani del secondo Dopoguerra.

Lasciamo Torre Pellice e proseguiamo per Pinerolo, detta la "Nizza del Piemonte'' per il clima particolarmente mite: nata prima dell'anno Mille, la sua parte antica fu per secoli fortificata e oggetti di assedi e battaglie fra i Savoia e i Francesi (per tre volte fu anche annessa al regno di Francia).

Di interessante a Pinerolo c'e poi Palazzo Vittone, che attualmente ospita una Pinacoteca e il Museo didattico di Scienze Naturali e del Fungo; il Museo Civico di Arte Preistorica; il Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria; il Duomo, costruito nell'XI sevolo e poi rimaneggiato piu volte fino al `700; la Casa del Senato; la Chiesa di San Maurizio sull'omonimo colle con alle spalle il Santuario della Madonna delle Grazie; il Museo Etnografico; il Museo Diocesano.

Arriviamo adesso al piu volte citato Forte di Fenestrelle, un complesso militare unico in tutta Europa, soprannominato la "muraglia cinese''. Costruzione difensiva, iniziata dai Francesi e ampliata dai Savoia nel `700, si estende dalla riva sinistra del Chisone fino al pianoro di Catinat, coprendo un dislivello di 635 metri con una lunghezza di 3 km sul costone dell'Orsiera. E composto da una serie insieme di forti: San Carlo, Tre Denti, Elmo, Delle Valli e dalla ridotta di Carlo Alberto, uniti da una scala coperta di 4.000 gradini che si sviluppa lungo il crinale della montagna.

Oggi e possibile visitarlo completamente, per tutti i 3 km di sviluppo, con un'interminabile scalinata che ne tocca tutti i centri strategici, dalla cittadella inferiore fino alle postazioni piu alte.

Lasciamo Fenestrelle e continuiamo lungo la Val Chisone, tocchiamo Pragelato, valichiamo il Colle del Sestriere e scendiamo in Valle di Susa; a Oulx si devia per Bardonecchia, per visitare il Forte Bramafam.

Edificato sui resti di un castello medioevale alla fine dell'800 per proteggere lo sbocco della galleria del Frejus contro possibili attacchi da parte dei Francesi, questo forte ha forma di poligono irregolare con forte dislivello all'interno.

Durante la Prima Guerra Mondiale fu adibito a campo di concentramento, nel 1930 ritorno a svolgere la sua azione difensiva e nel secondo Dopoguerra subi continui saccheggi fino agli inizi degli anni '90; nel 1995 sono iniziati i lavori di recupero ed e stato reso accessibile.

Scendiamo la valle raggiungendo la strettoia e il Forte di Exilles, grandioso complesso di fortificazioni che domina la valle dalla cima di uno sperone roccioso. La sua origine e antichissima: gia sorto nel 1100, fu distratto dai francesi scesi con Napoleone e ricostruito trent'anni dopo; abbandonato definitivamente nel 1946, il forte inizia un inarrestabile declino, ma dopo un attento lavoro di recupero e valorizzazione, nel 2000 e stato aperto al pubblico.

La visita di questa monumentale struttura architettonica parte dalla Rampa Reale, prosegue all'ingresso del Forte, attraversa le tenaglie fino al cortile del Cavaliere, nucleo centrale; da qui si puo proseguire alla scoperta del Forte o visitare le aree espositive: ad esempio nelle Cannoniere sono state allestite parti delle collezioni militari del Museo Nazionale della Montagna (VEDI MUSEI), e sono ammirabili anche i sei gruppi scultorei che catturano momenti di vita del soldato in montagna. Troviamo poi moltissimi schizzi, mappe, immagini in movimento che raccontano la storia secolare del forte di Exilles e dell'architettura militare delle Alpi Occidentali.



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il percorso dei pellegrini attraverso la Val di Susa: la via Francigena


Con questa escursione vogliamo ripercorre uno dei cosiddetti "cammini del cielo'', cioe uno dei percorsi dei pellegrini medievali mossi dalla fede verso Roma, Santiago de Compostela o Gerusalemme: ripercorreremo, in senso inverso, la Via Francigena, che proveniva dalla Francia, valicava il Colle del Moncenisio, discendeva la Val di Susa e raggiungeva Torino, che in eta comunale occupava ancora il quadrilatero di fondazione romana, con qualche borgo fuori dalle mura.

Partendo dalla meta dei pellegrini, Torino, la nostra prima tappa e Sant'Antonio di Ranverso: complesso abbaziale isolato nella campagna, fu fondato nel 1186 da Umberto III e affidato ai padri Antoniani di Vienne, per offrire ospitalita ai pellegrini e curare il Fuoco di Sant'Antonio col grasso di maiale. Dell'antica struttura rimangono la chiesa, bellissimo esempio di architettura medievale, parte del convento, un lato del chiostro e le cascine. Il campanile gotico e del `300; la facciata, il chiostro e gli affreschi nell'atrio sono del `400; il monastero adiacente del `700.

Nei pressi si trova Avigliana, dove vale la pena di visitare il borgo vecchio e i suggestivi laghi protetti da una riserva naturale. Da qui e gia ben visibile la Sacra di San Michele, arroccata sul Monte Pirchiriano all'imbocco della Val di Susa (la "chiusa''), raggiungibile percorrendo l'antica mulattiera di Sant'Ambrogio. Fondata poco prima dell'anno Mille da Ugo di Montboisser, divenne nel medioevo uno dei piu importanti monasteri benedettini, punto di sosta dei pellegrini di passaggio nella valle.

L'imponente complesso abbaziale e sovrastato dalla chiesa romanico-gotica, al cui interno si trovano altorilievi romanici, affreschi del `4/500 e una cripta.

Dal lato sinistro della chiesa si accede ad un belvedere da cui si contempla tutta la Val di Susa.

Riscendiamo nella valle, superiamo il paese di Borgone ed entriamo nella piana di Bussoleno, su cui sboccano gli orridi di Chianocco e di Foresto: sono gole calcaree strette e profonde incise nella montagna da fenomeni erosivi dovute alle acque dei torrenti, dove un particolare microclima ha permesso la crescita di piante rare e la nidificazione dei rapaci.

Raggiunge dunque Susa, antica citta romana sulle rive della Dora Riparia e chiamata "porta d'Italia'' per la sua posizione strategica di passaggio obbligato per il Moncenisio e il Monginevro.

La nostra visita di Susa parte da Porta Savoia, tardo romana, costituita da due torri circolari collegate da un'arcata con camminamento coperto; oltrepassiamola e sbocchiamo nel parco di Augusto, dove un tempo sorgeva il foro romano. Risaliamo e arriviamo all'Arco di Augusto, eretto nel 9/8 a.C. in onore dell'Imperatore di fronte al quale troviamo le Terme Graziane o Due Porte, due arcate monumentali in pietra e marmo; si pensa appartenessero ad un sistema difensivo esterno alla porta del castello.

Arriviamo ora al luogo di culto che ci interessa per il nostro "pellegrinaggio'': la Cattedrale di San Giusto, dei primi anni Mille, la cui facciata si apre sulle mura romane, appoggiandosi all'antica porta Savoia. Vale la pena osservare l'affresco del `400 sopra uno dei due portali e il campanile romanico; entriamo nell'interno a croce latina a tre navate e ammiriamo la vasca battesimale di marmo verde nel Battistero e il coro ligneo del `300 nell'abside.

A Susa possiamo visitare anche il Museo Diocesano d'Arte Sacra, accanto alla Chiesa della Madonna del Ponte, che espone materiale della Diocesi di Susa.

Dirigendoci verso la via Palazzo di Citta incontriamo una piazza dove sorge la Chiesa di San Francesco, fondata nel `200 insieme all'annesso convento, con facciata a capanna e portale gotico sormontato da ghimberga e decorato con affreschi.

Ritornati sulla via Palazzo di Citta si prosegue lungo la via fino ad una scalinata, al termine della quale troviamo il Castello, risalente al X secolo e attualmente sede del Museo Civico che espone reperti preistorici, romani e raccolte di numismatica, botanica e mineralogia.

Abbiamo fatto tappa a Susa perche era la storica porta di transito verso i colli del Monginevro e del Moncenisio, e proprio sull'antica strada del Moncenisio (la nuova carrozzabile attraversa in alto la montagna) si trova l'abbazia di Novalesa (VEDI STORIA L'avvento dei barbari e la diffusione del cristianesimo), leggermente scostata dal tracciato stradale, in una conca silenziosa dominata dalla mole del Rocciamelone. Il complesso abbaziale benedettino venne fondato nel 726 lungo la via di pellegrinaggio e divenne uno dei piu importanti centri culturali del medioevo.

Arrivandoci oggi, ai nostri occhi spunta una chiesa, un convento e quattro cappelle sparse nel parco. Il primo edificio che si incontra e la cappella di Santa Maria Maddalena del 700/800, con facciata a capanna

Proseguiamo e raggiungiamo la chiesa: sul fianco destro si trova il chiostro, di cui rimangono due lati. Procediamo ancora e visitiamo la cappella di San Salvatore, la piu grande e la piu recente (successiva di circa due secoli) delle quattro cappelle. Nelle vicinanze si trova la terza cappella, quella di San Pietro la cui facciata e scandita da tre alte arcate che seguono l'inclinazione del tetto.

Infine l'ultima: la cappella di San Eldrado, gioiello del complesso monumentale, con l'interno interamente decorato da affreschi del `100 e `200.

Chi volesse proseguire fino al valico, potra scorgere i segni ancora ben visibili della mulattiera medievale, ai margini della successiva strada napoleonica.



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I santuari del Biellese


Il Biellese e una terra religione e industria convivono pacificamente: infatti, nonostante poche zone delle Alpi presentino una tale concentrazione industriale, l'attivita tessile con i suoi grandi stabilimenti non ha mai cancellato le testimonianze della devozione religiosa della zona rappresentate dai numerosi santuari che con quest'escursione ci apprestiamo a visitare.

Tanto per cominciare partiamo dalla citta: Biella, cittadina composta da tre nuclei urbani: Biella Piazzo, la parte alta, Biella Piano, sulla destra del torrente Cervo e Biella Chiavazza sulla sponda opposta.

Di Biella Piano consigliamo un'occhiata al Battistero preromanico in Piazza Duomo, al Duomo quattrocentesco con portico goticheggiante e interessanti affreschi all'interno, al campanile romanico del `200 e alla chiesa di San Sebastiano, Chiesa rinascimentale edificata nel `500 nel cui chiostro ha sede il Museo del Territorio che racconta la storia locale con oggetti e materiali d'uso.

Saliamo a Biella Piazzo (vi si puo accedere con la funicolare) e in piazza Cisterna ammireremo la chiesa di San Giacomo, romanica del `200 con un pregevole trittico del `400 e un coro ligneo del `600 nella zona absidale.

Riscendiamo, lasciamo Biella e raggiungiamo in 16 chilometri il Santuario di San Giovanni d'Andorno a Campiglia Cervo, centro turistico della valle. Il complesso seicentesco, in posizione panoramica a 1.020 metri d'altezza, si compone di una chiesa, l'Ospizio, il Collegio e cinque cappelle. Vale la pena soffermarsi a osservare i due pannelli bronzei di Gaetano Cellini sui battenti del portale in marmo, gli affreschi e dipinti del `700 all'interno l'altare maggiore di Carlo Ceppi. Nella parte destra, scavata nella roccia, si trova poi la "cappella del Santo'' contenente una preziosa statua lignea di San Giovanni Battista.

La nostra prossima meta e il grandioso Santuario di Oropa: famoso luogo di pellegrinaggio, sorge alla testata della valle d'Oropa, ai piedi del Monte Mucrone, in una conca con boschi e prati. Ci troviamo forse nel piu antico tra i Santuari mariani d'Occidente.

E costituito da un vasto e scenografico complesso di edifici, costruiti dal `600 e dislocati intorno a tre piazzali: la Prima Piazza, chiusa da due fabbricati del `700/800, la Seconda Piazza, a un livello superiore con edifici del `700, e il Piazzale Sacro, seicentesco, cui si accede da un lungo e maestoso scalone che parte dalla Seconda Piazza.

Qui sorge la Basilica Antica, anch'essa seicentesca; all'interno e conservato il cosiddetto "Sacello Eusebiano'' dove e conservata la statua della Madonna Nera, scultura lignea ricoperta d'oro e di gemme della fine del `200.

Oltre il piazzale sorge la Basilica Nuova, eretta tra il 1885 ed il 1960; completano il complesso le diciannove cappelle che costituiscono il Sacro Monte di Oropa: dodici costruite nel corso del `600, che rappresentano mediante gruppi scultorei scene della vita della Madonna, e sette sparse intorno al Santuario che raccontano episodi devozionali legati ad Oropa.

Ogni cinque anni, una processione raggiunge Oropa da Fontainemore, nella Valle del Lys.

Scendiamo ora a Pollone, dove si puo visitare il giardino della Riserva Naturale Speciale Parco Burcina (consigliamo la seconda meta di maggio).

Da Pollone, proseguendo verso ovest, si raggiunge infine il Santuario di Graglia. Il progetto comprendeva la realizzazione di cento cappelle a rappresentazione dei Luoghi Santi di Palestina. Fu cominciato all'inizio del `600 ma poi abbandonato: oggi rimangono alcune cappelle lungo la salita che conduce al Colle di San Carlo e il Santuario di Graglia, appunto, dedicato alla Madonna di Loreto.

Posto in posizione panoramica sul colle San Carlo, fu costruito dalla meta del `600 alla meta del `700. La facciata e in cotto; l'interno, a croce greca, e sormontato da una maestosa cupola ottagonale alta 38 metri con decorazioni a finte prospettive.

Da Graglia si dominano la pianura biellese, la Serra di Ivrea e, se la giornata e limpida, la pianura torinese fino al Monviso.

Le Riserve Naturali La Bessa e Le Baragge offrono poi possibilita di passeggiate a cavallo e percorsi ciclabili, dove rilassasi a contatto con la natura.



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A giro per il Monferrato


Il Monferrato "nasce'' all'inizio del Medioevo, quando l'imperatore germanico Ottone, secondo la leggenda, disse al genero Aleramo: "La terra che circoscriverai cavalcando per tre giorni sara tua''; Aleramo cavalco per tre giorni e "creo'' il Monferrato, che allora era solo bosco. Da allora, pian piano sorsero orti, vigne e frutteti e le colline monferrine divennero un piccolo mondo plasmato dalla mano dell'uomo e iniziarono a produrre pregiati. I colli non superano quasi mai i 500 m d'altezza, ma il paesaggio e continuamente mosso, modellato, come un mare appena agitato.

Il nostro giro per il Monferrato parte da Casale Monferrato, situata tra le colline e le terre del Po. Di origine romana, capitale del Monferrato fino al 1435, a meta del `500 i Gonzaga la trasformarono in una delle piu importanti piazzeforti d'Europa, con una cittadella di dimensioni eccezionali, mai conquistata con la forza ma smantellata a inizio `700, quando la citta passo sotto i Savoia. Il centro storico coincide ancora con quello della preesistente cinta fortificata.

Al centro della citta c'e piazza Mazzini e il Duomo, in stile romanico lombardo con murature esterne policrome e facciata con due campanili del `200; da osservare il nartece con matroneo a logge, unico esempio in Italia di architettura di impostazione islamica. All'interno diamo un'occhiata al crocefisso del 1000/1100 in legno nero e lamine d'argento e alla cappella 700esca di Sant'Evasio di Benedetto Alfieri, ornata di statue e bassorilievi.

Passiamo poi a visitare la chiesa di San Paolo, edificio tardo rinascimentale al cui interno troviamo molte opere d'arte tra cui tele del Moncalvo. Li nei pressi sorge il Palazzo Gozzani di Treville, settecentesco barocco: da notare l'atrio e il cortile decorato con nicchie e statue.

Troviamo poi una serie di chiese interessanti cui dare un'occhiata se abbiamo tempo: la chiesa di San Filippo Neri, di fine `600, con severa facciata a due ordini nel cui interno a croce greca sono custodite opere di vari autori; la Chiesa dell'Addolorata, edificata nel `700 con interno a pianta centrale e due sculture lignee seicentesche nell'abside; la chiesa di Santa Caterina, 700esca con facciata ondulata a due ordini sovrapposti e interno a pianta ellittica con alta cupola ricco di affreschi; la chiesa di Santo Stefano, costruzione barocca del `600 con interno a pianta centrale con molte opere e, sul fianco sinistro, la Torre Civica, realizzata nel 1000/1100 e sopraelevata nel `500 con l'aggiunta di un cella campanaria.

Gli ultimi due luoghi che, se ne avete la possibilita, vi suggeriamo di visitare a Casale Monferrato, sono: il Museo Civico e la Gipsoteca Bistolfi, allestiti all'interno del 400esco ex convento di Santa Croce, che conserva dipinti dal `500 al `900, sculture lignee e ceramiche e maioliche italiane dal `100 al `700, bozzetti e modelli in gesso dello scultore casalese Leonardo Bistolfi nella gipsoteca; il Museo e dotato anche di una sala archeologica con reperti dell'eta del bronzo rinvenuti nella vicina localita di Pobietto; e la Sinagoga 500esca, uno dei maggiori esempi di barocco ebraico-piemontese al cui interno troviamo il Museo d'Arte e Storia Ebraica che raccoglie numerosi oggetti liturgici e documenti storici relativi alla comunita israelitica casalese.

Lasciamo Casale Monferrato e dirigiamoci a ovest, dove, appartato sulle colline, sorge il Sacro Monte di Crea, realizzato alla fine del `500 in aggiunta al Santuario preesistente e composta da 23 cappelle e cinque romitori (in origine quindici), sparse per tutto il bosco e collegate tra loro da sentieri. Le cappelle illustrano i "Misteri del Rosario'' e contengono gruppi statuari a grandezza naturale.

Prestiamo particolare attenzione alla Cappella del Paradiso, a costruzione circolare; nella volta merita soffermarsi a contemplare la maestosa composizione, in parte plastica e in parte ad affresco, rappresentante l'Incoronazione di Maria.

La chiesa, di origine romanica, e dedicata a Santa Maria Assunta; l'interno a tre navate conserva numerose opere d'arte.

Proseguiamo la nostra girata per il Monferrato dirigendoci a sud fino ad arrivare al capoluogo di provincia: Asti. L'epoca d'oro di questo attuale importante centro vitivinicolo e della citta e stato il Medioevo; nonostante le successive trasformazioni urbanistiche, barocche e ottocentesche, possiamo ritrovare "pezzi'' di Medioevo nel nucleo della citta, a pianta ellittica e attraversato da strette stradine in cui possiamo riscoprire case-forti e torri di quel periodo.

Il primo luogo che visitiamo e la Collegiata di San Secondo, in via Palazzo di Citta: e una chiesa gotica dedicata a San Secondo patrono di Asti e risalente al `200/`300. Di questa chiesa ammiriamo all'esterno i tre rosoni e portali gotici in facciata, le cappelle poligonali ai lati e il campanile (unico elemento rimasto dell'antica chiesa romanica); entrando, soffermiamoci a guardare gli affreschi di inizio `400, la cappella settecentesca di San Secondo realizzata da Bernardo Vittone e i resti la cripta del VII secolo, appartenente alla primitiva chiesa di San Secondo.

Raggiungiamo corso Alfieri e ci imbattiamo in un vasto complesso monumentale: e la Rotonda di San Pietro in Consavia, composto dal palazzo, la chiesa quattrocentesca e il chiostro dell'Ospizio dei Pellegrini, da cui fra l'altro si accede al Museo Archeologico, che ha sede nell'ex ospedale e raccoglie reperti locali e non (ad esempio, troviamo una sezione paleontologica dedicata all'Era Terziaria e una all'Egitto).

Continuiamo la nostra passeggiata per Asti con una visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, chiesa gotica trecentesca in cotto, anche questa con tre portali gotici in facciata e campanile romanico. All'interno, a pianta a croce latina a tre navate, possiamo osservare le numerose opere conservatevi: affreschi, un gruppo statuario in terracotta policroma del `500 e un mosaico romanico nel presbiterio, da cui si accede anche alla cripta dei vescovi, dove si trovano le tombe di alcuni vescovi della citta.

Sempre in corso Alfieri troviamo anche Palazzo Alfieri, sede del Museo Alfieriano, raccolta di cimeli e ricordi dello scrittore astigiano Vittorio Alfieri.

Ultima tappa di corso Alfieri e la Cripta di Sant'Anastasio, ovvero cio che rimane di un edificio romanico distrutto in epoca barocca, e il relativo Museo, che raccoglie sculture, lapidi e reperti di varie epoche.

In via dell'Arazzeria ci fermiamo a visitare un luogo particolare: il Laboratorio dell'Arazzeria Ugo Scassa, all'interno della Certosa di Valmanera; e composta da una collezione di arazzi tessuti su bozzetti di quadri di artisti italiani e stranieri (Casorati, De Chirico, Guttuso, Kandinsky, Klee, Matisse, Miro) e dall'adiacente laboratorio di tessitura.

Prima di lasciare Asti, facciamo un salto alla Torre Troiana, ovvero la cosiddetta "torre dell'orologio'' perche un tempo sede dell'orologio civico che segnava l'ora ufficiale degli atti pubblici.

Riprendiamo l'auto o il pullman e andiamo a visitare ora la chiesa di San Secondo di Cortazzone, fuori dall'abitato di Cortazzone, nei pressi di Montafia, in posizione panoramica. E una chiesa romanica risalente alla prima meta del `100; la facciata e parzialmente manomessa ma e comunque interessante per l'interno, con i particolari capitelli dalle figure zoomorfe e l'antico affresco absidale.

Proseguiamo a nord, oltre Castelnuovo Don Bosco, fino a raggiungere una valletta appartata in cui troviamo una tra le piu belle testimonianze di arte romano-gotica in tutto il Piemonte: l'Abbazia di Vezzolano, importante centro economico medievale di cui oggi rimane la Chiesa. La facciata e romanica, a fasce alterne di mattoni ed arenaria, con in alto tre gallerie cieche su colonnine e una bifora decorata con statue e in basso un portale centrale ornato da rilievi; all'interno invece ammiriamo il trittico in terracotta a rilievo di fine `400 e il rilievo romanico in pietra verde di fine `100. Bello anche il chiostro, costruito in epoche e forme diverse, con i suoi affreschi dal `200 al `300. La sala capitolare ospita una Mostra permanente sul romanico Astigiano.



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le valli del Monviso


Questo itinerario vuole riscoprire una zona meno nota e meno "di moda'' del Piemonte: le valli che si snodano dal Monviso, la vetta ben visibile da Torino e da buona parte del Piemonte, inserite in un florido paesaggio agricolo modellato dai frutteti, soprattutto di mele e pesche.

Possiamo cominciare il nostro percorso da Cavour, paese sorto e abitato fin da prima della conquista romana del Piemonte. Nel paese natale del famoso ministro vale la pena visitare tre luoghi: uno di interesse artistico, uno di interesse naturalistico e uno di interesse storico.

Di interesse artistico e l'Abbazia di Santa Maria, costruita poco dopo il Mille, poi distrutta nel `500 dai francesi e ricostruita barocca nel `700; nonostante questo, resta uno dei piu importanti monumenti dell'arte alto romanica per il campanile e la cripta a tre navate conservata intatta sotto la chiesa, in cui si trova il piu antico altare in pietra del Piemonte.

Di interesse naturalistico e la Riserva Naturale speciale "Rocca di Cavour'' (inserita nel sistema di Aree protette della fascia fluviale del Po), un imponente rilievo di 160 m. isolato nella pianura alluvionale sottostante; e l'unico punto boscoso sopraelevato nel raggio di molti km e rappresenta percio rifugio per molti uccelli.

Di interesse storico e la Cassaforte degli Acaja-Racconigi, al momento non visitabile, palazzo quattrocentesco nelle cui sale nel 1561 fu firmata la Pace di Cavour con cui i Savoia riconoscevano la liberta di culto ai Valdesi.

Lasciamo Cavour e imbocchiamo la strada che porta a Saluzzo: lungo la via non possiamo non notare un edificio isolato ai piedi delle montagne: e l'Abbazia di Staffarda, complesso medievale fondato nel `100 dai monaci cistercensi. La chiesa ha facciata romanica e di fronte un nartece, cioe un portico sorretto da colonne riservato ai penitenti e ai catecumeni); nell'interno a tre navate, semplice ed austero, troviamo un pulpito gotico del `400 e un polittico e un altare del `500, il tutto in legno.

Dal chiostro si accede alla sala capitolare, destinata agli incontri della comunita; completano il complesso la foresteria dove venivano accolti i viandanti e la loggia del mercato.

Dall'Abbazia di Staffarda la citta di Saluzzo non e lontana. E formata da una parte alta e parte bassa: prima visiteremo la parte bassa, fuori dalle mura medievali sorta nel `700, passeggiando tra le vecchie vie e guardando le vetrine, poi saliremo alla parte alta, 400esca, sulla collina ai piedi del Castello con strette vie porticate e originariamente cinta dalle mura.

Nella parte alta ci sono molti monumenti da vedere. Iniziamo con la Cattedrale, dedicata all'Assunta ed edificata in stile tardo-gotico lombardo a fine `400. La facciata e in mattoni a vista con tre portali e affreschi 400eschi di Clemer nelle lunette; anche nell'interno a tre navate sono conservate molte opere d'arte fra cui un altare maggiore, barocco settecentesco come il campanile.

Nell'omonima piazza visitiamo poi la Chiesa di San Bernardo, sorta fra il `300 e il `400 ma che di quell'epoca conserva solo il campanile; l'interno e successivo di circa tre secoli e ospita la Cappella dell'Immacolata.

Svoltiamo in via San Giovanni e ci imbattiamo in Casa Cavassa, edificio dalle forme rinascimentali che ospita il Museo Civico, dove possiamo ammirare sale affrescate, arredi d'epoca, opere di pittori piemontesi dall'800 al `900 e i cimeli di Silvio Pellico.

Proseguiamo via San Giovanni e arriviamo all'omonima piazzetta dove sorge la Chiesa di San Giovanni, edificata dal `300 al `500, dalla facciata incompiuta con portale ogivale e interno e chiostro ricchi di opere d'arte, e la Torre Civica, quattrocentesca, incorporata nell'antica sede del Comune.

Proseguendo si giunge in Piazza del Castello, dominata dal Castello dei Marchesi di Saluzzo detto la Castiglia, eretto nel `200 a scopo difensivo, ampliato alla fine del `400 e nell'800 adibito a penitenziario; da allora, dell'antica struttura rimane solo il torrione circolare.

Lasciamo Saluzzo e dirigiamoci verso Cuneo; sulla strada, dopo pochi km, incontriamo Manta, di cui ci soffermiamo a visitare il Castello di Manta, celebre per gli affreschi quattrocenteschi conservati nella Sala Baronale. I piu famosi appartengono ad un ciclo pittorico tardo-gotico raffigurante a grandezza naturale i personaggi del romanzo cavalleresco, diciotto "prodi'' e nove "eroine''.

A questo punto possiamo scegliere due possibili conclusioni diverse alla nostra escursione: possiamo proseguire per Verzuolo e da li imboccare la Val Varaita, che sale fin sotto il Monviso, oppure raggiungere la Valle Po, e quindi ritornare indietro in direzione Saluzzo. Questa seconda strada sale fino alla Riserva Naturale Pian del Re e 465 ettari intorno alle sorgenti del fiume Po e proprio ai piedi del Monviso, a oltre 2.000 m sul livello del mare, situata nella conca del Pian del Re.

La ricchezza d'acqua e la morfologia del suolo hanno dato origine, in prossimita delle sorgenti del Po, ad una torbiera: si tratta di un habitat di particolare interesse botanico, dove e presente una ricca varieta di specie, tra cui spiccano "relitti'' di flora glaciale approdati in queste zone piu di duecentomila anni fa.



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